Da oltre due anni l’Italia vive un’autentica tempesta: la peggiore crisi finanziaria dell’ultimo mezzo secolo. La crisi è dovuta alla esplosione di una bolla finanziaria, fondata su un capitalismo che ha privilegiato le pratiche a breve termine e di indebitamento. La crisi è diventata mondiale per l’interconnessione tra le economie nazionali. L’estrema volatilità dei mercati genera una diffusa insicurezza nelle persone e produce effetti evidenti sui sistemi di Welfare in termini di vincoli di finanza pubblica, precarietà delle imprese e della occupazione e domanda sociale.
La crisi economica ha messo in discussione il processo di globalizzazione. La demografia è il fattore di cambiamento più importante previsto per i prossimi decenni. Saranno gli andamenti della natalità, il maturare della aspettativa di vita e i flussi migratori a determinare nuovi equilibri politici ed economici. Il calo delle nascite e l’invecchiamento della società resterà per molto un problema centrale per l’Italia. Una popolazione che invecchia tende a privilegiare la rendita e la sicurezza: ciò vuol dire meno lavoro, meno consumi e meno investimenti.
Le disfunzioni, gli sprechi e i costi dell’attuale modello sociale italiano sono noti e ampiamente documentati e la crisi economica e finanziaria non sta facendo altro che metterne maggiormente in evidenza l’inadeguatezza. Il risultato peggiore dell’assetto tradizionale è evidente nella frattura tra i buoni modelli del Nord sviluppato ed agganciato alle regioni più avanzate d’Europa e le inefficienze sistematiche di un Sud arretrato e carente di opportunità e tutele soprattutto per le persone più deboli.




1 Trackback(s)
Accedi per commentare la notizia... o non sei ancora registrato?